Pensieri sotto il cappello – Intervista all’autrice Guendalina Sibona

Pensieri sotto il cappello – Intervista all’autrice Guendalina Sibona

Aprile 1, 2020 0 Di mircodilernia

Qualche mese fa ero alla disperata ricerca del libro perfetto per potermi documentare sul Vietnam, una nazione che da sempre affascina milioni di viaggiatori, e da molto tempo è in cima alla mia lista dei desideri. Quando ho deciso di comprare il libro di Guendalina ero alla ricerca di qualcosa che descrivesse per davvero il Vietnam, non cercavo un libro che ne contenesse la storia più o meno recente, cercavo il racconto d’un emozione.

Cosa aspettarsi da “Pensieri sotto il cappello”

Guendalina riesce a portarci all’interno delle strade affollate di Saigon, ci fa visitare il delta del Mekong vivendo insieme ad una famiglia locale, riesce a farci viaggiare insieme a lei dall’estremo sud del paese fino alle colline di Sapa a nord del paese.

Intervista

Innanzitutto vorremmo chiederti, da dove è partita l’idea Vietnam?

Onestamente non ero mai stata in Asia, ma avevo letto della tratta in treno lunga 1200 chilometri che attraversa tutto il paese. Adoro viaggiare in treno! Così ho costruito il mio itinerario intorno al percorso di quel convoglio. 

So che si è trattato del tuo primo viaggio in solitaria, cosa si prova viaggiando da sola? 

Ad essere sinceri, l’idea di partire da sola la prima volta mi spaventava un po’, ma era un sentimento al tempo stesso elettrizzante. Partire verso un paese e un continente mai visto, in una modalità mai sperimentata. Camminare verso l’ignoto, con il fascino dell’inaspettato è eccitante e, dal momento stesso in cui l’idea aveva preso forma nella mia mente, ero ansiosa di partire. Ma l’immaginazione avrebbe avuto solo da attingere dalla realtà che ho poi vissuto. 

Viaggiare da soli credo sia il modo migliore per entrare davvero a contatto con la gente del posto. Sei predisposto ad aprirti al mondo e quello in cui di solito ci s’imbatte. Oltre gli incontri e le scoperte, viaggiare da solo ti consente di mettere ordine nelle idee e in quello che il viaggio ti dona, rielaborando e metabolizzando nella propria intimità.

Qual è il rapporto che si crea tra una viaggiatrice (donna) e il Vietnam? 

Coppia di donne sulle colline di Sapa, nel nord del paese

Probabilmente il fatto di essere una donna aiuta, la gente è meno diffidente, personalmente in Vietnam partivo avvantaggiata: sono “alta” come loro, viso tondo e capelli scuri. Soprattutto le ragazze, spesso sono attratte da una chiacchierata con un’altra donna che viene da un paese lontano. Nello scambio reciproco il viaggio si arricchisce. Con le possibilità di restare in contatto che ci sono oggi, poi, spesso si riportano a casa legami che dureranno nel tempo. Con le due sorelle di Can Tho, ad esempio, ci sentiamo ancora di quando in quando. 

Raccontaci, in poche parole, cosa significa viaggiare in treno in Vietnam, quali sfide si possono incontrare? Come reagiscono le persone incontrando viaggiatori stranieri?

Ho trovato sempre sorrisi generosi e mani tese nel popolo vietnamita. Non vorrei passasse l’idea che sia tutto idilliaco, ma ho riscontrato una grande disponibilità e accoglienza genuina dietro gli sguardi discreti e curiosi.

Quando condividi uno scompartimento di treno sei immediatamente portato alla socializzazione. Lo spazio e l’esperienza condivisa avvicinano le persone.

Quando immaginavo il mio viaggio e mi documentavo su cosa avrei trovato, sapevo che il treno mi avrebbe facilmente portato a contatto diretto con la gente. Quando sono stata alla stazione di Saigon ero sicura di non voler comprare un biglietto per la classe “turistica”. Certo non mi sarei mai aspettata di trovare scompartimenti con due colonne di sgangherate cuccette a tre piani. Fantastico!

Oggi ho al mio attivo diverse esperienze in solitaria che ogni volta mi hanno dato l’opportunità di scoprire un po’ di vita autentica, spesso finendo nelle case delle persone locali. 

Perché un lettore dovrebbe avvicinarsi al mondo dei viaggi attraverso il tuo libro? Qual è il messaggio che si propone di trasmettere ai lettori?

Il mondo oltre il giardino della propria casa è lì pronto a essere scoperto e i modi per farlo sono vari a seconda del paese e delle possibilità di ognuno. Quando ero una giovane studentessa viaggiavo al risparmio per forza di cose, oggi continuo con questa modalità perché trovo che un letto in una camerata di ostello mi possa offrire molto più di una camera privata in hotel. Se devo scegliere in che scompartimento stare, salgo in quello in cui scorgo i visi locali e poco importa se dovrò stare in piedi attaccata vicino alla porta aperta. Anzi, è proprio questo che lo scelgo.

L’approccio zaino in spalla è sicuramente quello che più mi rappresenta, oltre ad essere quello che trovo più adatto al mettersi in gioco e alla scoperta. Il treno non è il solo mezzo per muoversi. In certi posti si può andare con i bus – quelli dello Sri Lanka hanno un fascino tutto loro ad esempio – o in bicicletta – penso alle distese sterminate come la Patagonia – o anche semplicemente a piedi – Nepal su tutti -.

Sappiamo che operi nel campo della fotografia, vuoi spiegarci perché secondo te fotografia e viaggio sono due campi così indissolubilmente legati tra loro? 

Quando viaggio amo prendere appunti, lo faccio con la penna e la fotocamera. Poi tra questi si possono selezionare delle frasi, dei racconti e questo si può fare sia tra gli appunti scritti che tra le fotografie scattate. Alcune immagini possono raccontare una storia in maniera ancora più immediata di una pagina scritta.

Perché secondo te un libro di viaggio, come il tuo, dev’essere pieno di fotografie?

Perché il racconto può solo arricchirsi nella commistione di due modalità espressive. Ci sono le parole che ti portano oltre la finestra della stanza e accendono la fantasia, ci sono le immagini che aiutano a dare concretezza all’immaginato.

Quale messaggio vorresti mandare ai viaggiatori che come noi sono costretti a restare in casa in questi giorni così difficili?

In questo momento in cui siamo costretti a casa possiamo liberare la fantasia, lasciandola libera di sognare. Dal sogno alla pianificazione per me il passo è breve. Un viaggio inizia nel momento dell’idea. Quella iniziale è una fase preziosa e interessante. Quando si sceglie una meta ci sono ancora tutte le possibilità intatte. Che taglio dare al viaggio, che itinerario seguire, con quali mezzi spostarsi. Bisogna anche selezionare le zone, quindi documentarsi e farlo attraverso la narrativa di viaggio può portare a spunti più autentici e meno blasonati delle guide turistiche.

Commerciante sul delta del fiume Mekong

“Ognuno ha il proprio mezzo di trasporto ideale. Ci sono i tipi da bicicletta, corridori irrefrenabili. I tipi da moto, con preferenza a usarla da soli o accompagnati da un paio di braccia che cingono la vita. I tipi da automobile, per andare dove si vuole e caricare il bagagliaio. I tipi da barca, una vela, un pò di vento e null’altro. I tipi da camper, che in viaggio si portano tutte le loro certezze. E poi ci sono i tipi da treno e io sono una di questi. Amo le stazioni come luogo di attesa e d’incontro, di esternazioni vivide e sincere. Amo la linea perfetta dei binari che si confonde con l’orizzonte. Amo il fischio risoluto del capo stazione da sotto il cappello impeccabile. Amo guardare la stazioni dall’alto di un ponte e perdermi nell’intreccio di cavi al suono del cigolio in frenata. Amo il dolce dondolio nella rassicurazione dello sferragliare sempre uguale su ogni treno. Amo l’intrecciarsi di vite dentro un vagone”.

Guendalina Sibona – Pensieri sotto il cappello

Così l’autrice, in un piccolo paragrafo del libro, dichiara il suo amore per il treno come mezzo di trasporto dall’anima sincera, unico compagno di viaggio fedele in un’avventura in solitaria.

Lascio qui sotto il link all’acquisto di questo fantastico libro, capace di farci viaggiare anche dal divano di casa in questi giorni così complicati.

https://www.ibs.it/pensieri-sotto-cappello-risalendo-vietnam-libro-guendalina-sibona/e/9788896212400